Fate l'amore
(E non i figli)
Ti dirò,
se quel che il mercato del dating ha da offrirci è il tipo che - al primo appuntamento - commenta non una, non due, ma almeno tre volte che è davvero demoniaca (demoniaca!) la mia scelta di bere una birra analcolica, ne hai voglia qua a combattare la denatalità.
Forse dovrei parlarne con Roberto Volpi - statistico e autore di saggi col pallino del calo nascite - il quale l’altro giorno su Il Foglio spendeva qualche migliaia di parole per rispondere alla domanda: “Ma com’è possibile che i concepimenti siano diminuiti durante il CoVid?”.
Che sexy il lockdown
Non lo so Roberto, a me un’epidemia globale non fa proprio venire voglia di riprodurmi, però oh - magari a te sì. Son gusti.
Vi risparmio la ventina di righe piene di dati. Il punto che Volpi non si spiega è come mai in tutta Europa la media del calo per quei mesi è dell’8,1%. In Italia del 14,9%. Molto di più! Com’è possibile? Sarà che ci sono meno coppie giovani? O che il clima era particolarmente plumbeo?
A me sembra assurdo intestardirsi a far figliare la gente durante il lockdown però ok, Roberto, discutiamone. Se proprio proprio dobbiamo analizzarne la cause, cosa dici se nel calderone ci mettiamo il contesto socio-economico?.
Ma no, quisquilie!
Com’è che quando si parla di calo delle nascite si finisce sempre per fare il processo alle scelte personali?
Quasi mai invece all’infrastruttura dentro cui queste scelte dovrebbero maturare. Come se fare un figlio fosse solo una questione di voglia e non dipendesse - anche - dal sistema intorno a te. Un sistema pratico ed economico che, da noi, molto spesso la voglia te la fa passare.
Eppure, se spulci le classifiche europee sulla natalità, capisci che il sistema pesa. Prendi il fatto che ai primi posti trovi sempre la Francia. Un Paese che da tempo ha deciso, strutturalmente, di favorire chi fa figli (calmi, calmi, lo so che anche loro sono in calo, poi ci arriviamo).
“Eh ma da noi è diverso”
Cosa è diverso? La percentuale di Pil che investiamo in politiche per la natalità? Il numero di asili nido pubblici? La quantità di congedi parentali? No, ovviamente.
“Da noi le coppie preferiscono avere un cane che un figlio”
Questo è – lo cito senza problemi tanto è iscritto a Ti Dirò ma mica la legge (meno male) – mio padre
Siamo in un giardino nella campagna belga a festeggiare il matrimonio di sua figlia, nonchè mia sorella, insieme a un altro centinaio di invitati, perlopiù belgi.
“Hai visto?” mi ha detto mio papà. “Guarda quante invitate sono incinte. E se non lo sono, arrivano con almeno due o tre bambini al seguito. Mica come da noi...”.
E poi mi attacca con la storia dei cani e dei giovani che non vogliono più rinunciare a niente.
Non lo so, papà. Ma tendo a pensare che gli stipendi del Belgio, un mercato del lavoro che attira professionisti super qualificati da tutta Europa e un sistema welfare che funziona - stuzzichino le fantasie sessuali e la fiducia nel futuro parecchio di più rispetto ai nostri stipendi fermi dal 1990.
Nell’azienda in cui lavoro, una startup italiana fondata da under30, per fortuna se vieni promossa alla guida di un team e rispondi "Sono incinta", HR ti guarda e dice: "Congratulazioni! Ma cosa c'entra?". Non cambia niente, è normale. Fuori da qui, tanto normale non è se sul tema ho già scritto non uno, non due, ma almeno tre comunicati stampa. Scommetto che in Belgio non farebbe notizia.
O magari mi sbaglio, e invece è solo l’aria della campagna belga e hai ragione tu papà.
Penso che dovrei fargli incontrare Roberto, lo statistico. Andrebbero d’accordo. Immaginateli: grafici sulle adozioni di animali, dati sul lockdown. Poi arriva anche il tizio del primo appuntamento. Tutti insieme a discutere delle scelte delle persone. Bevendo birra belga, alcolica naturalmente, ci mancherebbe.
A questo punto quasi mi dispiace essere io a rovinargli la festa. Però devo dirvelo:
Il problema siete (anche) voi.
I dati più interessanti sul tema li ho letti proprio qui su Substack, in un pezzo di Seduzioni:
Il problema non è solo che si fanno meno figli.
Il problema vero è che il calo è iniziato decenni fa, almeno dagli anni ‘70, e oggi ci sono banalmente meno donne in età da gravidanza rispetto a cinquant’anni fa.
Per questo gli incentivi servono – e noi in Italia, diciamocelo, potremmo fare molto ma molto di più – ma ormai non bastano. Infatti anche la Francia sta calando negli ultimi anni. Gli studi ci dicono che anche se facessimo quattro figli a testa quella barca ormai è partita. Non risolveremmo il problema.
Il fenomeno si chiama trappola demografica: ci sono e ci saranno sempre meno potenziali genitori. E pensa: quei pochi rimasti preferiscono pure adottare i cani
Vabbè, di certo non è il mio caso, visto che ormai è chiaro, no?
Preferisco i gatti.
Viaggiare dal Belgio in aereo insieme a mia sorella e ai suoi due gatti è stata un’esperienza illuminante.
Non una, non due, almeno tre persone sono impazzite davanti ai trasportini e ci hanno mostrato le foto dei loro. Tutto un tripudio di vocine e complimenti e miaooow.
”Ma sono stupendiii, come si chiamano?”
”Il mio è proprio uguale, ha gli stessi occhietti”
”Certo, certo, metteteli pure vicino a me”.
Ora vi invito a riflettere.
Pensate se davanti al portellone dell’aereo io e mia sorella ci fossimo presentate NON con due trasportini. Bensì con due passeggini.
Altro che vocine.
Gelo in cabina. Cavolo, forse ha ancora ragione mio padre.
Ho evitato di farcire l’articolo di dati, che sono sexy quasi quanto il Covid per Volpi. Ne metto un po’ di utili qui:
L’inverno demografico italiano. Nel 2025, il numero medio di figli per donna in Italia è sceso a 1,14 (Fonte: Istat 2025)
I numeri nel resto d’europa d’Europa. Il tasso di fecondità medio nell’Ue27 nel 2024 è 1,34 figli per donna. In cima alla classifica la Bulgaria (1,72), in fondo Malta (1,01) e Spagna (1,10). (Fonte: Eurostat, marzo 2026)
La spesa italiana. L’Italia è al 25° posto su 30 nell’OCSE per spesa in famiglia e figli rispetto al Pil, eppure la spesa pensionistica è al 15,2% del Pil nel 2025, destinata a salire al 17% entro il 2040. Ne ha parlato Boldrin nell’ultimo episodio di Pulp Podcast, che invito a recuperare. (Fonte: Osservatorio CPI — Unicatt)
Mi dispiace papà: in questo stupendo articolo de Il Sole 24 Ore sulla pet economy c’è un dato che ti dà torto: ad adottare i cani sono soprattutto i genitori con figli, non i single.
A questo giro ce l’abbiamo una canzone che c’entra niente o forse sì? No, mi dispiace, non l’abbiamo. Però c’è una playlist che non so come ho trovato e per di più lo ammetto - ha un titolo parecchio antipatico - però merita:
Piccolo update: i suddetti gatti di mia sorella staranno da me per qualche mese, in sostituzione della mia di gatta che invece starà da mia madre.
Praticamente ho raddoppiato la quota gatto pro capite. Secondo le statistiche, sono spacciata.
Ah - mi è mancato sentirci, giuro che non salto più così, per due lunedì
Alla prossima,
Carlotta
Un po’ di contesto sulla mia birra analcolica:
Sai a chi piace moltissimo prendersela sia con le scelte personali che con il sistema? Vincenzo Profeta. L’ho intervistato qui:
Giuro non sono esterofila MA scrivo spesso di quel che fanno i francesi:











@Sciamano Le Mosche qui ho seguito il tuo consiglio sul finale, la mia idea era iniziare con la storia dei gatti invece l’ho messo alla fine.
Io ieri all’Esselunga ho comprato non una, non due, ma ben tre Heineken analcoliche.
(Scusa volevo solo commentare col tuo costrutto preferito)